Progetti & Idee per l'Inclusione Sociale

Origini

[schema type="event" evtype="SocialEvent" url="http://www.novakoine.it/biougra" name="BIOUGRA NEL CUORE" description="Campagna di Raccolta Fondi a sostegno dei Centro di Bisogni Speciali di Biougra (Marocco)" sdate="2014-10-01" edate="2014-12-31" city="Marigliano" postalcode="80034" country="IT" ]
Share

Ciascuna storia trae spunto da una storia precedente che l'ha in qualche modo determinata. Alle origini del progetto Nova Koinè c'è il vissuto quotidiano di Francesco Evangelista e, in particolare, alcune esperienze significative che si sono rivelate fondamentali per l'emersione della volontà di attivismo. 

Molti mi hanno chiesto cosa mi ha spinto a dedicarmi al volontariato ed in particolare agli stranieri.

Dare una risposta a questa domanda è sempre stato molto difficile da spiegare a parole perché tutto è contenuto nelle emozioni che si sono autoinseminate in me e che continuano a crescermi dentro per l'assoluto disgusto di come un Paese che si definisce civile affronta il fenomeno della immigrazione.

Tutto comunque è iniziato per caso. Il destino ha voluto che tra le altre cose io lavorassi su delle navi che giravano il mondo.

Fu così che mi ritrovai a Dakar, da solo, in un taxi con un ragazzo alto circa 2 metri e con delle dita che quasi facevano due volte il giro dello sterzo. Tentavo di rapportarmi con lui utilizzando il mio inglese scolastico e riuscii a fargli capire che avevo voglia di vedere la vera dakar. L'unica cosa che mi chiese fu di lasciare soldi e macchina fotografica sulla nave. Avevo 18 anni.

Girando per quei quartieri il tassista mi aprì gli occhi su un mondo abbandonato dalla civiltà, dove la ricchezza passava solo in elicottero dall'alto, senza fermarsi neanche troppo a vedere. Dove la gente si lavava fuori la propria barracca con un vaso di terracotta trovato chissà dove. Mentre passavamo per quei vicoletti qualcuno di tanto in tanto si accorgeva della mia presenza e subito ci correva dietro per vendermi qualsiasi cosa, dalle gomme, al succo di frutta. Ci correvano indietro per metri e metri. Andando oltre vidi persone che pregavano sempre fuori la porta ed il tassista mi disse che erano musulmani.

 

 

Simili scene le ho viste anche altrove, nelle città delle del Paraguay così come nelle favelas di Rio de Janeiro dove però la droga aveva preso il sopravvento, così come mi disse un altro tassista.

Si può dire che tutto ciò che ora tento di fare è nato in un taxi.

Lasciato quel lavoro per amore di una donna, mi sono ritrovato a rivivere quotidianamente a Napoli per poi dinuovo iniziare a viaggiare per amore di un'altra donna.

Proprio in uno di questi viaggi in treno, circa 6-7 anni dopo le mie avventure sulle navi, ho conosciuto Samuel, un ragazzo Algerino che aveva circa 30 anni.

 Samuel viveva in italia clandestinamente da circa 3 anni e da tanto non vedeva sua moglie e sua figlia.

Lavorava in nero per una società di Cardito e faceva il muratore. Era da poco riuscito a racimolare i soldi per "comprare" il suo permesso di soggiorno che avrebbe pagato 5mila euro. I soldi conservati in più di due anni di lavoro.

Andava a Modena, alla ricerca di un posto di lavoro onesto, fuggiva da Napoli e dal suo "nero obbligatorio".

Durante il viaggio mi raccontava della fatica per conservare il rapporto con la moglie che dopo tre anni non sopportava più la suocera e mi mostrava la sua foto, e piangeva.

 

Parlammo ininterrottamente da Napoli a Firenze dove due guardie gli chiesero i documenti e se lo portarono via.

Quando ripassarono le guardie io chiesi di Samuel ed una di loro mi disse testuali parole: "gli abbiamo sparato nel bagno".

In realtà lo avevano chiuso in una cabina per poi portarlo in caserma alla prossima stazione.

Quel fatto mi tirò fuori tutta la indignazione per il mio paese e per la ignoranza e la scarsa sensibilità che nascondiamo da troppo tempo sotto un enorme tappeto, fingendoci "Società Civile" e reincontrare un personaggio speciale che viveva alla stazione di Modena, trovandolo cambiato, alcolizzato, mi gettò nel più totale disorientamento.

Queste sono le emozioni che mi uscirono non appena scesi dal treno:

"Non c'era la luna st'altro viaggio e non c'era alcuna donna triste alla stazione. Vuoti i vagoni, vuote le carrozze e le cabine. Luna vuota come la sensazione avuta prima di partire, come dove si posava lo sguardo di Samuel dopo tre anni di inferno, come il Paese che avrebbe dovuto ospitarlo. Vuoto. Ho sentito il peso del vuoto st'altro viaggio. Come i gesti di quelle due comparse in divisa. Quando mai due comparse possono stravolgere la trama di una storia. Così, rimasto solo nella cabina come nel vagone ed in tutto il treno mi sono sentito vuoto anch'io. Impotente, miserabile, schiavo, vittima e carnefice di una vergogna globale che è la superficialità degli esseri umani, indegni di questo appellativo e, come ironia vuole, proprio tali. Ho sentito il vecchio di quelle poltrone, il puzzo di quei pavimenti, ho osservato attraverso l'opaco di quei vetri, dal buio di quelle lampadine per i controllori. Chiudono le frontiere. Preparano il mondo all'affermazione delle diversità tra i popoli. Schiavi del proprio continente ma solo se si è poveri. C'è poco spazio per i sentimenti veri, poto tempo per la libera circolazione. Troppa paura di essere inferiori. E' inutile imparare tutte le lingue se sei povero. Arrivo in anticipo. Spero nel conforto temporaneo ed istantaneo di un animo libero conosciuto a Modena ma stavolta trovo quella persona trasformata in uno schiavo. ennesima vittima. Trovo l'ennesimo uomo che abassato le braccia ed il capo, rialzandoli solo per portarsi l'ennesimo bicchiere di vodka alla gola. Ho sentito il suo puzzo st'altro viaggio. E' stato insopportabile." 

Man mano che lavoro con gli stranieri oggi incontro molta diffidenza perchè si fidano poco di noi e credono che tutti vogliano sfruttarli, conquistare la loro fiducia non è semplice, è un lavoro continuo, giorno e notte, fatto di dimostrazioni di affetto, disponibilità, supporto disinteressato per poi divenire semplicemente fratellanza.

 

Col tempo, pian piano, mi ritrovo circondato da persone che mi vogliono bene, che si fidano di me, persone che mi difendono e mi coccolano come se fossi un loro fratello minore e tutto ciò mi da la forza di continuare giorno dopo giorno, da solo o in compagnia nello straziante tentativo di cambiare qualcosa.

 

Ringrazio il mio destino, il mio Dio e tutti coloro che mi danno e mi daranno una mano.

Procedura Comparativa per la selezione di 5 figure professionali
da assegnare al Progetto SFERA “Supporti formativi ed educativi alle reti di accoglienza”

CONSULTA IL DOCUMENTO >